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Coronavirus. La follia sta nell’incapacità di utilizzare diversamente il tempo.

Una riflessione ed una constatazione: non siamo più in grado di passare del tempo con noi stessi e i nostri cari. Ma ancora peggio, non riusciamo più a fare a meno dei momenti di pseudo-socialità fatta di aperitivi e sbronze in locali iperaffollati spalla a spalla con una miriade di perfetti sconosciuti con cui difficilmente si riuscirà veramente a socializzare.

Dal profilo Facebook di Stefano RogalDorn Primarca Rosadoni

C’è un panico che vive ogni giorno e da decenni nelle nostre vite. Una follia che appartiene al nostro tempo e che la SARS covid19 contribuisce a mostrare in tutta la sua evidenza e in tutto il suo sconcertante apparire.

Questa follia, questo panico, si chiama edonismo. Quella necessità, cioè, di doversi per forza abbandonare al piacere fine a se stesso, quell’imperativo categorico del “doversi divertire” per forza. L’assenza di alternative con cui consumare il proprio tempo, anche per un periodo che potrebbe essere breve, anche per solo due o tre settimane.

Questa follia per cui diviene impossibile rinunciare all’aperitivo, alla ubriacatura del venerdì e del sabato sera. Questa assurda necessità di doversi ritrovare in mezzo a gente, perlopiù sconosciuta, e che mai sfiorerà, neanche minimamente, i percorsi davvero importanti e decisivi della nostra vita. La folle necessità di doversi confondere tra fumi di stordimento e ebrezze alcooliche, tra risate e musica a tutto volume.

La SARS covid19 ci sta (spero) insegnando qualcosa, e cioè il fatto che siamo incapaci di “usare” il tempo che abbiamo a disposizione (unica cosa che davvero ci appartiene) e che ci arrendiamo, invece, alla semplice funzione di “consumarlo” come fosse legna da ardere.

Il tempo, l’unico bene davvero prezioso che abbiamo.

Più dell’oro, più del denaro.

Più di uno stormo impazzito di risate, grida, parole vuote e senza alcun significato.

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