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I dati del NUE 112 disegnano i livelli dell’epidemia in Italia e consentono di monitorare la fase 3

SIEMS (Società Italiana Emergenza Sanitaria) rende noti i dati delle chiamate al Numero Unico dell’Emergenza 112 da Gennaio ad oggi.

Turniamo a parlare di numeri dopo l’articolo sull’assalto al NUE112 nelle fasi iniziali dell’emergenza COVID la società scientifica SIEMS, presieduta dal Dott. Mario Costa, rende noti i numeri delle CUR (centrali uniche di risposta) del 112 nel periodo Gennaio-Marzo ovvero da prima dell’esplosione pandemica ad emergenza conclamata.

Il NUE 112, diffuso in molte regioni d’Italia ed attualmente ancora in fase di ampliamento, consiste in 2 livelli di risposta denominati PSAP (Public Safety Answer Point) 1 e 2. Le prime sono appunto le CUR e rappresentano la prima risposta al cittadino che chiama il 112 con operatori “laici” adeguatamente formati che processano la chiamata e la inoltrano al PSAP-2 e cioè alle centrali operative dell’emergenza sanitaria (ex 118), Polizia, Arma dei Carabinieri o Vigili del Fuoco. Lo scopo è quello di localizzare con precisione il chiamante, filtrare le richieste improprie e/o indirizzare il cittadino all’ente corretto sulla base della richiesta e territorialmente competente, il tutto in un tempo ragionevolmente ristretto mediamente inferiore ai 40 secondi. Non è “tempo perso” come qualcuno vorrebbe far credere in quanto le PSAP-2 prima del NUE112 svolgevano la stessa funzione integrata a quella di competenza nella logica comune a tutte le centrali operative per la quale è indispensabile conoscere prima “il dove” e poi “il cosa” perchè in caso di interruzione della chiamata per qualsiasi motivo (cosa non rara in situazioni critiche per l’infrastruttura telefonica come ad es. le catastrofi) non partirà ne arriverà mai nessuno. Oltre a questo le CUR 112, concentrando in meno punti di arrivo le chiamate, sono dotate di un’architettura telefonica e informatica in grado di fornire meccanismi di sicurezza e strumenti di localizzazione precisi che le “vecchie” centrali potevano forse solo immaginare.

Questi meccanismi sono tornati estremamente utili durante la fase di picco delle chiamate. Uno su tutti il “trabocco”, meccanismo che calcola con un algoritmo quando il tempo di risposta dell’operatore diventerebbe troppo alto a causa dell’impegno di quel momento, e devia la chiamata ad altra CUR meno impegnata. Questo è fattibile in automatico solo tra centrali CUR che condividono la stessa piattaforma telefonica e informatica.

Il meccanismo era già stato sperimentato con successo nei minuti successivi al crollo del ponte Morandi a Genova (alcune chiamate dal posto furono deviate alla CUR di Varese) anche se in quel caso le implicazioni positive del trabocco non servirono trattandosi di un evento unico e già localizzato diversamente dalla mole di chiamate per richieste di soccorso o informazioni nei giorni caldi dell’emergenza COVID. Si è reso necessario (rivelandosi fondamentale) quando una centrale Lombarda tra le più oberate del momento è stata chiusa per circa 4 ore a seguito della contaminazione da coronavirus per consentire di sanificare tutto e ripristinarne l’operatività in sicurezza.

L’emergenza COVID è stato il vero banco di prova per il NUE112 e SIEMS, grazie alla collaborazione del Ministero degli Interni, rende pubblici sia i numeri delle chiamate alle CUR 112 che gli inoltri di richieste alle centrali di emergenza sanitaria ex 118. Nel primo caso il confronto Gennaio-Marzo mostra un aumento generalizzato delle chiamate con un minimo del 23% a Catania fino al 91% di Palermo. La Lombardia rimane prevedibilmente nella fascia alta della classifica (Brescia 71%, Varese 59%) ad eccezione di Milano con il 41% di incremento.

Di per sé questi valori non rappresentano da soli l’andamento dell’epidemia in quanto si è notato che territori meno colpiti dai contagi hanno registrato un incremento superiore (es. Roma) dovuto principalmente a richieste di informazioni e che si è rapidamente ridimensionato all’istituzione di numeri verdi o altre numerazioni di supporto dedicati alle sole richieste di informazioni.

L ‘andamento delle chiamate al NUE 112 in era COVID rappresenta un indicatore di criticità

Questi dati ci impongono due riflessioni: l’112 ha rappresentato uno strumento importantissimo per far fronte all’emergenza Covid, sia per la capacità di rispondere a un numero di chiamate ben superiore a quello che avrebbe intercettato il 118, sia per l’importante azione di filtro, che ha passato solo le chiamate di vera emergenza sanitaria, instradando su appositi servizi le chiamate per informazioni e simili. E poi una seconda riflessione: l’andamento delle chiamate al NUE 112 può rappresentare un primo “indicatore di criticità” per la fase 3 dell’emergenza Covid 19. Un significativo aumento di chiamate per emergenze
sanitarie è un primo segnale di allarme e deve orientare i decisori verso un’attenzione particolare”.

Alessandra Guidi – vicecapo della Polizia di Stato

Il secondo dato, quello del passaggio della chiamata da PSAP-1 e PSAP-2 di emergenza sanitaria, rispecchia fedelmente la mappa dei contagi in relazione all’incremento di richieste. E qui che Varese e Brescia raggiungono il triste primato di prime in classifica rispettivamente con il 123% ed il 118% di incremento del numero di chiamate passate dalle centrali CUR 112 alle centrali di emergenza sanitaria e distanziando Genova (la terza) di quasi 30 punti percentuali.

Questa osservazione, unita all’elevata congruenza con i numeri dei contagi, aprono una riflessione tra gli addetti ai lavori di come il NUE 112, grazie anche alla possibilità di osservare questi dati in tempo reale e da remoto (è anche possibile impostare degli alert), possa essere preso in considerazione come ulteriore ed affidabile sistema di dei contagi nelle varie aree e quindi un indicatore di criticità che può rilevarsi estremamente utile durante la fase 3 per individuare precocemente un eventuale mutamento in senso peggiorativo della situazione.

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