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Immuni. Lo strumento per la salute pubblica che non ci meritiamo.

Un applicazione incentrata al rispetto della privacy ma che ha gli stessi limiti della mascherina. Funziona bene solo se utilizzata da tutti.

Sta scatenando polemiche l’uscita dell’applicazione “Immuni” per il tracciamento dei contatti a rischio COVID e, a dire il vero, le polemiche sono partite già da mesi e riguardano soprattutto l’aspetto Privacy.

Questo ha probabilmente rallentato la pubblicazione dell’app non tanto per una modifica dell’architettura che rispecchia nel funzionamento e nell’utilizzo dei dati quanto già annunciato in anteprima alcune settimane fa, ma soprattutto perché a seguito delle proteste si è preferito pubblicare “in chiaro” il codice del programma che gestisce Immuni e questo probabilmente non era stato previsto ne preparato dagli sviluppatori.

Non è che i molti che lamentano presunti complotti finalizzati alla schedatura di massa con i cartelli “praivasi” in spalla ne capiranno molto del codice di programmazione e sopratutto non sarà sicuramente questo a far loro cambiare idea. Si tratta comunque di un gesto di trasparenza encomiabile e necessario per un app che maneggia dati ed è “governativa”.

Intanto chi protesta per la praivasi e non scaricherà Immuni, potrà serenamente continuare a scaricare 1-2 volte a settimana le app di terze parti su Facebook che sono in grado di svelare (addirittura) che attore famoso saresti, cosa significa il tuo nome, la tua faccia tra 40 anni e (niente meno) che verdura sei. Senza contare altre mille app del telefono dalle funzioni più disparate e inutili tipo che per fare le moltiplicazioni richiedono il consenso ad accedere alla rubrica e alla galleria.

In realtà Immuni è molto “protettiva” dei dati personali. Per questo molto meno utile allo scopo rispetto ad esempio all’app di Seul e molto poco utile se i paladini della praivasi non la scaricano.

Perché? Non mi dilungherò visto che il funzionamento è stato spiegato nei minimi dettagli ma ve lo spiego facile facile. Manca il tracciamento GPS orrore per i paladini della praivasi dai connotati vegetali che comunque non scaricheranno Immuni. Faccio un esempio, entro in un locale grande e spazioso come un bar con servizio ai tavoli ben distanziati e dove sono presenti 2 persone senza Immuni (x, y,) più una che ha l’app installata e funzionante (z). Il signor X 3 giorni dopo sta male e viene sottoposto a tampone che risulterà positivo (magari anche con una elevatissima carica virale). Quindi il servizio di igiene cercherà di ricostruire i luoghi frequentati da X il quale dichiarerà che appena dopo aver scoperto di essere una verza è entrato nel tal bar alle ore e ha consumato scoprendo che se fosse stato un vip sarebbe sicuramente Keanu Reeves quindi ha ingerito una caramella rossa ed è uscito lasciandosi serenamente alle spalle gli altri (e la praivasi). Bene in questa condizione nessuno verrebbe avvisato di aver avuto un contatto a rischio diversamente di un app con tracciamento GPS dove comunque io e il signor Z verremmo comunque avvisati mentre l’altro paladino della praivasi (il sig. Y) no. Pace all’anima sua in questo caso.

Sta qui la profonda differenza tra le due cose. Con immuni funziona esattamente come con la mascherina chirurgica. Siamo tutti più sicuri se la usiamo tutti. Mentre un app con sistema di tracciamento GPS sarebbe stata come una mascherina FFP3 + visiera. Funziona e ci difende anche se gli altri non indossano mascherine. Ma non riusciremo a consumare alcunché.

Non è quindi comprensibile questa diffusa riluttanza all’altruismo che si evidenzia con gillet arancioni e scontri sui mezzi pubblici perché qualcuno non indossa la mascherina. Con addirittura personaggi politicamente influenti che danno il cattivo esempio sull’uso della mascherina e dichiarano scetticismo sull’app (sono sempre i soliti). Riluttanza che non trova giustificazione stante a rilevanza sanitaria del progetto, e visto che per anni sono stati regalati volontariamente dati molto più “sensibili” di quelli che raccoglie (ma non raccoglie) Immuni in cambio di qualche ora di svago davanti a un display.

Per cui, dopo aver scoperto di essere un peperone giallo, dico che forse sarebbe servita una scelta più audace e più efficace. Tanto chi non l’avrebbe scaricata non scaricherà neanche questa. A meno che non venga integrato un sistema che riveli quale personaggio storico aveva la tua personalità o cavolate simili. Ma siamo pur sempre in Italia e stiamo imparando, anche grazie/purtroppo al COVID che il buon senso e l’intelligenza non sono così ampiamente diffusi come si crede.

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