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Ambiente e Rifiuti

Tsunami in Sicilia. Allarmismo o possibilità?

Due vulcani sottomarini sono presenti a largo delle coste siciliane uno a nord ed uno a sud. Entrambi sono in grado di provocare degli tsunami. Ma siamo preparati?

È recente la scoperta del vulcano Marsili,  il più grande d’Europa (superiore anche alll’Etna), con una pianta di 70 per 30 km ed un’altezza dal fondale di 3000 metri è situato a circa 150 km dalle coste della Calabria tirrenica e 140 a nord della provincia di Messina. Il vulcano è ancora attivo e, dalla sua scoperta, è stata data una spiegazione ai fenomeni di onde anomale registrati nel passato nelle coste Calabresi, l’ultimo devastante nel 1738. Ma un’altra scoperta desta preoccupazione tra geologi ed esperti dell’INGV. Si tratta del vulcano Empedocle situato 40 km a sud dalle coste siciliane in corrispondenza della località Capo Bianco (Agrigento). L’Empedocle, recentemente scoperto dal medico subacqueo Domenico Macaluso, anch’esso ancora attivo, ha una base di 30 per 25 Km, parte da un fondale di 400 metri ed arriva, nel punto più alto, a 6-7 metri dal livello dell’acqua. La sua manifestazione avvenne nel 1831 quando, nella zona apparve un’isola (a seguito di un’eruzione sottomarina dell’Empedocle), oggi conosciuta come Isola Ferdinandea che crebbe fino a 4000 mq di superficie e 65 mt di altezza e si inabissò prima che il Regno delle due Sicilie, Inghilterra e Francia si misero d’accordo sul possesso.

Preoccupa l’Empedocle per diversi motivi. Nonostante le dimensioni ridotte rispetto al Marsili, la distanza distanza dalla costa permetterebbe ad un inesistente sistema di allarme tsunami di avvertire la popolazione non prima di 10-15 minuti contro i 60-70 minuti necessari ad una eventuale onda anomala generata dal Marsili. Troppo poco il tempo a disposizione, ma anche un sistema viario che, nel periodo estivo in particolare, non consentirebbe comunque una evacuazione del litorale in tempo utile come dimostrato da una recente simulazione di evacuazione effettuata ad opera dell’Ordine dei Geologi di Agrigento, sulle affollatissime spiagge di San Leone (Lido di Agrigento).

Come se non bastasse il governo e gli enti locali, cui com’è ormai evidente già da molti anni interessa poco o niente dei rischi geologici ed idrogeologici, autorizza trivellazioni sottomarine eplorative (gas o petrolio) da fare spavento lungo l’area che si estende dai pressi del vulcano verso ovest (provincia di Trapani). La faglia che ha dato origine al canale di Sicilia è ben conosciuta dai geologi e soggetta naturalmente ad eventi sismici di varia natura. La memoria corre veloce al terremoto in Emilia ed alla presunta correlazione con le trivellazione e l’estrazione petrolifera con studi che lasciano aperte possibilità di correlazione tra gli eventi sismici e le estrazioni di petrolio, altri studi commissionati da privati che dicono tutto ok ecc.. La commissione Ichese dice che il collegamento tra le attività estrattive degli impianti petroliferi di Cavone (Modena) e il terremoto del 20 maggio 2012 non può essere provato. Però nel rapporto si legge anche che le scosse “hanno dimostrato una significativa tendenza a verificarsi” in concomitanza all’aumento di produttività nel sito, e che “il processo sismico di maggio – giugno 2012, è statisticamente correlato con le attività di Cavone” Insomma, la solita nube fitta sulla trasparenza verso i cittadini che al massimo possono sospettare, avvisare le istituzioni le quali, fregandosene altamente, causano catastrofi di cui la colpa non è mai di nessuno.

Come per il Vesuvio, esiste quindi una lontanissima ed ignota possibilità che si verifichi qualcosa di catastrofico, come per il Vesuvio le simulazioni di evacuazione hanno dato risultati per così dire “preoccupanti”, come per il Vesuvio si rimanda continuamente l’appronto di opere di prevenzione e formazione addestramento di personale e popolazione (come in Giappone o a San Francisco), sperando che non accada nulla per questa legislatura. Al dopo penseranno altri.

Che dio ce la mandi buona.

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