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Bravi

Ottimo risultato per l’evento delle “sardine” a Parma. Una piazza duomo piena così come le strade laterali.

Uno splendido colpo d’occhio e vi garantisco che dal vivo si è avuta l’impressione che fosse stato sottostimato l’afflusso, perché a fine manifestazione un fiume di persone tentava ancora di entrare in piazza duomo dalle strade laterali bloccando totalmente i deflusso per circa 20 minuti.

Il fenomeno sardine (preferisco chiamarlo così anziché movimento) sbarca a Parma. Molti, salvini in primis, si interrogano su chi siano, cosa vogliano e ognuno da un significato che rispecchia il proprio credo politico piuttosto che la reale natura.

Si perché in realtà si tratta di ragazzi che non si propongono come poltronari professionisti né spingono per qualcuno ma semplicemente sono stanchi, come il sottoscritto, del fenomeno dell’odio sul web costruito ad arte da alcuni esponenti e leader politici.

Il fatto che nascano nel periodo della campagna elettorale per le Regionali dell’Emilia Romagna li fa schierare in contrapposizione al candidato fantoccio di chi incarna in questa competizione il modello comunicativo che loro vogliono contrastare.

Sono anche fermamente convinto che spariranno molto presto. Ma lungi dal pensare che sarà stato qualcosa di inutile. Piuttosto l’esatto contrario. Loro stanno combattendo la politica che usa le fake news al fine di fomentare le masse contro uno a più nemici che coincidono con i nemici (immaginari) che si prodigano di combattere i vertici di questa catena di disinformazione di massa. Però lo stanno facendo nella vita reale, con i numeri. Non sono comizi a favore o contro qualcuno, ma brevi incisi contro l’odio. E pare che le masse identifichino la provenienza di questo odio, fornendone nomi e cognomi.

Questo ha felicemente sorpreso una parte politica perché sono riusciti a creare, senza apparato, quello che avrebbero dovuto fare loro da anni ma che non sono mai riusciti a fare. Ma ha anche messo in difficoltà l’attuale re indiscusso della comunicazione politica.

Non so se è chiaro a tutti che nel giorno del primo vero grande evento di massa della Lega in questa campagna (al Paladozza di Bologna ndr) organizzato con tanto di pullman pagati per raccogliere pubblico da dentro e fuori regione, se mentre Salvini parlava si faceva una ricerca su google con le parole “salvini paladozza” o “salvini bologna” i risultati restituivano una pagina intera di articoli dei quotidiani on-line e set di immagini relative all’evento delle sardine di Piazza Maggiore a Bologna.

In pratica lo hanno battuto in modo schiacciante sul suo stesso terreno di gioco. Dove fino a quel giorno era rimasto imbattuto. E lui ha accusato il colpo e stenta a contrattaccare efficacemente non avendo un punto di riferimento chiaro su cui mirare. Quando dico lui intendo soprattutto il suo staff comunicazione, i manovratori della “bestia”.

E quindi una piazza dopo l’altra sono arrivati anche a Parma ed è stato un successo, complice forse il tempo sereno e l’aria ancora mite per essere al 25 novembre. Ma a Parma, storicamente, il potentissimo PD Emiliano ha sempre attecchito sostanzialmente meno che nelle altre province. Parma è stata da decenni una provincia più del centro destra che del centro sinistra e neanche il M5S ha mai fatto i risultati delle altre province.

Quattro giovani hanno fatto vedere che si può portare una moltitudine di persone pacificamente in piazza. Non nelle piazze minacciate in parlamento durante la crisi di agosto ma nelle piazze dove persone comuni fanno numero contro l’odio e l’intolleranza. E fanno tremare il sovranismo che fino a ieri marciava spedito perché si sa che queste cose, come lo storitelling sovranista e la tifoseria sui social, tendono a lievitare spontaneamente con una sorta di effetto emulativo che colpisce chi vede in TV e sui giornali queste moltitudini in piazza.

Forse il vento sta cambiando e il merito non è di chi si sarebbe dovuto opporre, ma dell’improvvisazione di quattro giovani che dovrebbe fare riflettere una volta per tutte i dinosauri che si ostinano a tenere strette le redini dei partiti.

Bravi bravi bravi.


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