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Il nuovo superstizioso

Come nel medioevo, la pandemia di coronavirus porta alla ribalta vecchi e nuovi superstiziosi che, pur senza basi culturali e/o intellettive sufficienti, credono di avere una spiegazione solida e convincente ai problemi che gli scenziati di tutto il mondo stanno cercando di risolvere.

di Andrea Melani (profilo Facebook)

Il virus ha prodotto una nuova figura in Italia (e nel mondo): il nuovo superstizioso volgarmente chiamato il so tutto dalla tastiera “ultravessato”.
Si tratta di persone animate dal legittimo pensiero di dover e poter criticare chiunque lavori per la collettività.
Predicano costantemente di essere stati privati dei loro diritti costituzionali ma non essendo dotati di coraggio non hanno mai fatto nulla di diverso da quanto gli è stato detto di fare esercitando la loro ribellione in modo teorico.

Come i superstiziosi del passato, anche questi italiani (italiani in senso figurato perché si ricordano della loro nazione solo quando possono succhiarne le risorse e sventolano la bandiera solo ogni quattro anni in occasione dei mondiali di calcio) si ritengono gli unici a saper leggere i fenomeni che il creato ci invia.
È fondamentale per il superstizioso tracciare una linea tra loro e il resto degli italiani, sempre descritti come incapaci di pensare con la loro testa.

Lui o lei, ovviamente, ha un grande rispetto per chi, come lui, da sempre cerca di “fottere lo stato”; solitamente sul suo profilo social si può leggere: “università del mondo” o “scuola della strada”.

È sfortunato, poverino, deve vivere in un mondo di persone chiaramente non alla sua altezza ma scavando (poco) si scopre che solitamente è un frustrato dallo scarso curriculum scolastico.
Ah! Se fossero tutti come lui! Sfortunatamente deve coabitare con il resto del paese che però è quello che gli consente proprio di esercitare la sua superstizione, fatto da coloro che lo hanno portato dalla clava allo smartphone.

Il superstizioso dei tempi passati, è una persona che mostra zelo esagerato nel seguire i comportamenti popolari: non avendo avuto successo negli studi si è ritagliato un posto di primo piano nell’elargire teorie basate sulla propria esperienza e quella di altri come lui, la famosa università della strada. Inoltre contestare chi ci “comanda” con il gomito appoggiato al bancone del bar è sempre stato molto figo. Se è particolarmente bravo, condendo ciò che dice con le giuste coloriture (che metodicamente storpiano completamente i fatti), fa molto ridere. Insomma il superstizioso è sempre stato di grande compagnia.

Il nuovo superstizioso è identico solo che al posto del bar ha trovato i social network.

Il nuovo superstizioso, molto più contagioso del covid-19 e ad esso preesistente, si è diffuso in tutti gli strati della popolazione, anche se ha infettato soprattutto i “meno fortunati” seppur in realtà troviamo coloro che dichiaravano al fisco 5000 euro l’anno e ora lamentano che ne stanno perdendo 5000 al mese per cui su questo non si può essere sicuri.

Il nuovo superstizioso apre continuamente bocca per contestare le regole, quali esse siano, lui parla solo per giudicarle nel principio sovrano del “come fai sbagli” e del “io si che avrei saputo come fare”. Si tratta spesso di regole che devono considerare una complessità di eventi ma lui/lei metodicamente ne considera solo uno alla volta per cui ovviamente non ne capisce (in completa buona fede) il significato. Quando prova a considerare anche un altro evento, non è in grado di trattenere il precedente e il fenomeno della “risposta semplice e banale ad un problema complesso” vede la sua apoteosi.

Stranamente crede di essere l’unico a saper dialogare, trova intollerabile che ci sia chi dà fiducia alle istituzioni etichettando questi soggetti come persone completamente assuefatte a quello che lui piace definire mainstream (che fa molto figo) che poi è sempre lo stesso che gli consente di esercitare la sua superstizione, ma va beh…

Come il superstizioso antico si affida esclusivamente a fonti popolari essendo le uniche a cui può attingere.
Un sintomo molto diffuso del superstizioso moderno è quello di credere che chi non è come lui lo giudichi con il risultato di sentirsi ancora di più nel giusto ma, ovviamente, è anch’essa una superstizione.

Il superstizioso, come tutti i malati, si presenta con alcuni sintomi specifici. Non si tratta infatti di una malattia ma di una sindrome (per cui rimandiamo il superstizioso che non ne conosce la differenza al dizionario): ignoranza, cinismo, frustrazione (di non occupare il posto di chi contesta).

All’inizio il nuovo superstizioso vive le notizie sul virus con leggerezza, non conoscendo la differenza tra virus, batterio, carica virale e batterica, indice di mortalità e di contagiosità eccetera e non sapendo interpretare correttamente i numeri che il già citato mainstream gli fornisce (che in ogni caso non ritiene veri) improvvisandosi statistico da Bignami, ignora tutte le prescrizioni suggerite fino a quando una persona vicino a lui si trova all’ospedale o peggio all’obitorio. A quel punto la sindrome assume la sua manifestazione più acuta: bloccato nella contraddizione tra ciò che ha professato fino a poco tempo prima e l’evidenza di ciò che gli sta accadendo va in crisi, il paradosso può manifestarsi come insopportabile e dare origine ad un profondo stato di inadeguatezza. È una fase questa molto importante perché il soggetto affetto da nuova superstizione in qualche raro caso guarisce spontaneamente e la sindrome scompare ma nella grandissima maggioranza dei casi la sindrome peggiora e il nuovo superstizioso crea improbabili ed insostenibili teorie mentali in grado di spiegare il paradosso che, essendo un paradosso, per definizione non può avere soluzione.

A questo punto la sindrome diventa irreversibile e da quel momento il nuovo superstizioso non sarà più in grado di capacità di analisi e discernimento, qualità del resto in cui anche prima non eccelleva.
Tipico è l’atteggiamento in cui, relativamente al lockdown imposto, la variabile da lui utilizzata per definire accettabile il provvedimento, non è l’andamento del contagio o la mortalità ma i giorni di chiusura delle attività. Per lui infatti il lockdown non è un provvedimento modulato sulla base di una necessità ma una punizione e come tale, nella sua testa, deve avere una durata… adeguata…

Come tutte le forme popolari, anche il nuovo superstizioso prospera nel luogo comune di conseguenza più i malati cronici di superstizione aumentano e più la sua sindrome si consolida secondo il principio che: se tanti la pensano come me significa che sono nel giusto.
Si innescano a questo punto dei meccanismi psicologici molto sottili che, in quanto tali sfuggono alla consapevolezza del malato, che lo automanipolano come credere che la caccia con il drone dei fuggitivi per le spiagge o i casi di contravvenzioni comminate ingiustamente siano la norma e fatti quotidiani. Questo fa ancora di più crescere il suo cinismo nei confronti della vita e aggrava ancora di più la sindrome.
Non riesce a spiegarsi perché se uno vive con un coniuge non possa circolare con esso sulla stessa auto, perché venga preclusa l’attività all’aria aperta come le escursioni (tutti provvedimenti già ampiamente spiegati in letteratura la cui discussione non è oggetto di questo scritto).

Non ragiona, non entra nel merito delle motivazioni, lui ne sa di più e vorrebbe disobbedire (ma non lo fa a causa del paradosso su citato).

Come il superstizioso del medioevo, non avendo le conoscenze per poter supportare i suoi deliri, quando esce fa come tutti gli altri: tiene le distanze, indossa la mascherina probabilmente felice di farlo per non essere riconosciuto come uno di quelli che lui giudica nuovi bigotti.

Essendo il suo dizionario povero ed il suo modo di esprimersi basato prevalentemente sul volgo, non sapendo, per citare un esempio, distinguere tra “essere infetti” ed “essere risultati positivi” crede che i provvedimenti emanati dalle istituzioni siano privi di logica arrancando motivazioni insostenibili utilizzando lo stesso linguaggio misero e privo di sfumature che lo porta a peggiorare ancora di più.
Sempre castrato dalla sua incapacità di analizzare fenomeni complessi un po’ più articolati dal preparare un minestrone, non si spiega come mai riaprano le chiese e non cinema e teatri.

Specula sull’apparente utilizzo inadeguato dei termini dei DPCM e si chiede: “ma perché vietano l’attività ludica o ricreativa e non le attività motorie INDIVIDUALI”? Per lui è un paradosso inconcepibile causato dalla sua limitata comprensione dei termini che non gli consentono di capire (poverino/a) che le attività ludiche e ricreative sono per definizione attività di gruppo e che specificando al successivo punto che sono consentire le attività motorie individuali vengono automaticamente incluse anche quelle attività motorie che potrebbero rientrare tra le ricreative purché individuali.
Ma lui sogna di ballare il liscio (attività ludica e ricreativa) da solo nel parco sotto casa sua, abbracciato a se stesso e non vuole che gli sia vietato.

Cita riferimenti bibliografici come un dotto ma, incapace di comprenderli, ne fa un uso improprio senza rendersi conto che dicono esattamente l’opposto di ciò che vorrebbe sostenere.

Purtroppo l’unico vaccino efficace contro la nuova superstizione è la cultura abbinata all’intelligenza e allo spirito critico. Alcuni nuovi superstiziosi posseggono le ultime due (o una delle ultime due) ma non la prima di conseguenza si ritrovano nella stessa situazione di chi usa un potente calcolatore per memorizzare le ricette di cucina. Da questi soggetti bisogna prestare molta attenzione perché non solo sono i soggetti più pericolosi, soprattutto sono i più contagiosi essendo in grado di fare breccia in soggetti di pari caratteristiche culturali.

Nei soggetti colpiti in età adulta, la nuova superstizione resterà a vita con una buona probabilità di generare una prole di pari caratteristiche ma su quest’ultimo aspetto uno studio longitudinale è tuttora in corso e se ne stanno aspettando i risultati.

Andrea Melani

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